Che cosa vuole fare Casini da grande?

Pier Ferdinando Casini assiste sgomento allo sfarinarsi del gruppo parlamentare di Gianfranco Fini, che è il segnale di una difficoltà politica resa evidente dal sostanziale fallimento dell’assemblea costituente di Fli. La cifra dell’Udc, quella dell’opposizione responsabile, rischia di venir trascinata in un confuso antiberlusconismo violento e generico, proprio per il prevalere nel suo alleato dell’ostilità personale sulla costruzione ormai evanescente di un’alternativa moderata.
15 AGO 20
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Per evitare di rispondere alle richieste di integrazione parlamentare, Casini ha proposto di indicare un portavoce comune del cosiddetto Terzo polo, operazione che avrebbe il vantaggio di guadagnare tempo e anche di mettere un po’ in secondo piano le imbarazzanti esternazioni di Fini. Casini si è convinto che le elezioni non sono dietro l’angolo, quindi non ha fretta di costruire un cartello nel quale risalterebbero elementi di forte disomogeneità. Vorrebbe ritornare a esercitare una funzione moderatrice, dando alla sua opposizione un carattere diverso da quella urlata dei suoi concorrenti di sinistra. L’esasperazione di Fini, sempre ossessionato dall’obiettivo di dare la spallata finale a Berlusconi, ostacola questo percorso, senza contare che la prevalenza negli organigrammi finiani di personalità dallo spiccato laicismo rende complessa anche la gestione del livello minimo di un’intesa politica, l’unità di azione in Parlamento. Casini vorrebbe divincolarsi dal fronte del no per avere un futuro, ma l’operazione non si presenta semplice.